Colon irritabile: cos’è davvero l’IBS e perché non è “solo ansia”
Dolore addominale, gonfiore, diarrea, stitichezza o alternanza tra le due. Per molte persone questi sintomi diventano parte della quotidianità, nonostante esami del sangue e altri accertamenti possano risultare nella norma. In alcuni casi dietro questi disturbi può esserci la sindrome dell’intestino irritabile , conosciuta anche con la sigla IBS, dall’inglese Irritable Bowel Syndrome . Non si tratta semplicemente di “stress” e nemmeno di un problema immaginario: è un disturbo reale, caratterizzato da alterazioni della funzione intestinale e dell'interazione tra intestino e sistema nervoso. Che cos’è la sindrome dell’intestino irritabile? L’IBS viene tradizionalmente definita un disturbo gastrointestinale funzionale . Questo significa che i sintomi possono essere importanti anche in assenza di lesioni strutturali evidenti all'intestino. Una delle caratteristiche principali è l'alterazione della comunicazione lungo il cosiddetto asse intestino-cervello . Possono essere coinvolte la motilità intestinale, la sensibilità viscerale e la modalità con cui il sistema nervoso elabora gli stimoli provenienti dall'intestino. Una persona con IBS, ad esempio, può percepire come fastidiosa o dolorosa una distensione intestinale che in un'altra persona produrrebbe sintomi molto più lievi. Tra i disturbi più caratteristici troviamo dolore addominale ricorrente, gonfiore, variazioni della frequenza delle evacuazioni, cambiamenti nella consistenza delle feci e sensazione di evacuazione incompleta. IBS-D, IBS-C e IBS-M: non esiste un solo colon irritabile Non tutte le persone con IBS presentano gli stessi sintomi. Quando prevale la diarrea si parla di IBS-D ; quando prevale la stitichezza di IBS-C ; quando invece diarrea e stitichezza si alternano viene utilizzata la definizione IBS-M , cioè forma mista. Esiste inoltre una categoria non classificata, IBS-U. Questa distinzione non serve soltanto a dare un nome ai sintomi. Può influenzare il percorso terapeutico, l'eventuale terapia farmacologica e anche il modo in cui vengono impostate alcune strategie alimentari. Come si diagnostica l’IBS? Uno degli errori più comuni è pensare che il colon irritabile sia semplicemente la diagnosi che rimane “quando tutti gli esami sono negativi”. In realtà esistono specifici criteri clinici, tra cui i criteri di Roma IV . La diagnosi prende in considerazione la presenza di dolore addominale ricorrente associato alla defecazione e/o a cambiamenti della frequenza o della forma delle feci. Allo stesso tempo, prima di attribuire i sintomi all’IBS è fondamentale valutare la presenza di eventuali segnali d'allarme . Sanguinamento intestinale, anemia, perdita di peso involontaria, determinate familiarità o altre caratteristiche cliniche possono richiedere accertamenti specifici. Per questo motivo iniziare autonomamente diete fortemente restrittive soltanto perché ci si riconosce nei sintomi letti online non è una buona strategia. Quindi è colpa dell’ansia? No. Ma anche dire che stress e intestino non abbiano alcuna relazione sarebbe scorretto. Tra cervello e apparato gastrointestinale esiste una comunicazione bidirezionale estremamente complessa, nella quale intervengono sistema nervoso enterico, nervo vago, segnali neuroendocrini e microbiota. Stress e ansia possono quindi modificare la percezione dei sintomi e il funzionamento intestinale; allo stesso tempo, convivere con sintomi gastrointestinali cronici può influenzare significativamente benessere psicologico e qualità di vita. Il concetto importante è proprio questo: l'IBS non è “tutta nella testa” . L'interazione intestino-cervello fa parte del disturbo stesso. E la dieta Low FODMAP? La dieta Low FODMAP è oggi uno degli approcci dietetici più studiati nella gestione dei sintomi dell'IBS, ma non dovrebbe essere interpretata come una dieta da seguire rigidamente per sempre. Il percorso alimentare deve essere inserito all'interno di una valutazione più ampia del paziente, considerando sintomi, sottotipo di IBS, abitudini alimentari e possibili diagnosi alternative. La prima cosa da fare, quindi, non è eliminare decine di alimenti: è arrivare a una diagnosi corretta e costruire successivamente una strategia personalizzata . È proprio da qui che dovrebbe iniziare una gestione efficace del colon irritabile.


